"Quando fummo davanti al màstodontico, bianchissimo Lincoln, seduto su una gran poltrona bianca in una gigantesca copia tutta bianca d'un tempio greco, mi venne da dire, sapendo che anche lui era stato a Pyongyang: « Mi ricorda Kim Il Sung ». Si, offese come gli avessi toccato la madonna. «Noi amiamo quest'uomo », disse. Mi trattenni dal fargli notare che un nordcoreano avrebbe detto esattamente la stessa cosa, ma questa era l'impressione che l'America mi aveva messo addosso. Il paragone non era soltanto nella mastodonticità dei monumenti; era nel fatto che gli americani mi parevano loro stessi vittime di un qualche lavaggio del cervello: tutti dicono le stesse cose, tutti pensano allo stesso modo. La differenza è che, al contrario dei nordcoreani, essi credono di farlo liberamente e non si rendono conto che quel loro conformismo è frutto di tutto quel che vedono, bevono, sentono e mangiano." Da T.Terzani "Lettere contro la guerra"
<<Un vecchio signore cambogiano che fu ministro di Sihanouk e governatore della Banca Centrale mi diceva: "Bisogna capire i cambogiani: sono buddhisti, non si ribellano. Se una bomba brucia loro la casa, si gettano le ceneri sul capo e si chiedono che cosa hanno fatto di male nella loro vita precedente per meritarsi ora questa sventura" >> (Da: T.Terzani "In Asia")
Bisognerebbe essere un po' più buddhisti pure dalle nostre parti, e se come è accaduto qualcuno viene ammazzato in una disputa per un banale incidente d'auto sarebbe il caso di cospargersi un po' il capo di cenere e chiedersi cosa si è fatto e cosa si sta facendo per giungere a questo livello.
Se gli states sono il paese della paura, come abilmente ci racconta D.Moore in Bowling Columbine; il nostro è senza dubbio il paese dell'arroganza. Il paese in cui nessuno ha torto per principio, e forse questa situazione in parte è anche alimentata dalla certezza che tra 700.000 leggi qualcuna che fà al caso tuo esiste, basta un buon avvocato per trovarla. Sarebbe forse tutto più semplice se si imparasse a semplificare le cose piuttosto che complicarle continuamente; se si imparasse a dare fiducia piuttosto che mostrare dubbi.